Aggregatore #2 [21-27 aprile]

The genre debate: ‘Literary fiction’ is just clever marketing

Discussione, forse oziosa forse no, intorno a questa domanda: Jane Austen sapeva che i suoi romanzi erano Letteratura? O l’ha deciso chi è venuto dopo? Elizabeth Edmondson propende per la seconda ipotesi. Purtroppo l’articolo è un po’ stringato, l’autrice argomenta poco e il punto non è veramente chiaro. Meglio stemperare con un vecchio articolo di The Million, che la butta sul ridere elencando le caratteristiche della literary fiction.

Shakespeare e Jane Austen

Per la serie “Dicono di lei”, in questo post si riportano le parole di Harold Bloom su Jane Austen. La perfetta scelta di parole con cui indica i personaggi da lei creati come “miracoli di personalità”, e il fatto che gliene conti una trentina (contro i due o tre a testa che secondo le sue stime ci hanno regalato gli altri romanzieri), dà la misura precisa dell’alta considerazione che deve avere di lei. E ci mancherebbe altro, aggiungiamo noi.

On Sense and Sensibility: An Annotated Edition

Un post strepitoso che finge di recensire una nuova edizione di Ragione e sentimento (della stessa serie di Northanger Abbey, di cui avevo già dato notizia) ma finisce per analizzare le due protagoniste, domandarsi chi venga punito e chi vinca, guardare da vicino le transazioni matrimoniali sullo scorcio del XIX secolo e come i rapporti tra uomini e donne ne vengano modellati.

G.I. Jane: Austen Goes to War

Che cosa si spediva, durante le guerre mondiali, agli uomini impegnati sul fronte? Dentifricio, cioccolata, certamente lettere, e romanzi. Anche romanzi di Jane Austen, “presumably deemed wholesome and entertaining reading as well as a fitting reminder of the traditions the military fought to protect”. Lo racconta Janina Barchas (tra le altre cose, fondatrice del sito What Jane saw), corredando l’articolo con immagini delle copie sopravvissute. Praticamente obbligatorio il riferimento a Rudyard Kipling e al suo racconto The Janeites.

Joan Hassall’s Wood Engravings of Jane Austen’s Works

Il titolo parla da sé. Io aggiungo solo: una meraviglia. Sono immagini disponibili da sempre sul sito The Republic of Pemberley, ma è sempre bello condividerle quando spuntano fuori in qualche blog.

Mary Crawford strega Edmund con la musica della sua meravigliosa arpa.

Mary Crawford strega Edmund con la musica della sua arpa.

Why the One Percent Must Read (or Re-Read) Austen’s “Mansfield Park”

Uno dei leitmotiv più battuti nei discorsi austeniani può riassumersi nella domanda: ma davvero il suo microcosmo è fuori dallo spazio e dal tempo, inattaccato dagli eventi dell’epoca e dai profondi cambiamenti che stavano attraversando la società inglese? La risposta è probabilmente no, come fior fiore di critici si affannano a spiegarci da decenni. Questo post si mette in scia e collega Mansfield Park, coi suoi riferimenti neanche troppo sotterranei al classismo e con il velato e dibattutissimo accenno alle brutalità dell’Inghilterra coloniale, all’impoverimento tutto moderno della classe media, che piano piano sta scivolando ai margini della società. Jane Austen, dichiara l’autrice del post, riconoscerebbe questo mondo come simile al suo ben più di quanto immaginiamo.

Tutto questo mi porta a un’anticipazione: di Mansfield Park, controverso com’è, si parlerà in uno dei prossimi post grazie a un interessante scambio di opinioni su Twitter (a proposito, ci siamo già salutati su Twitter? E su Facebook?).

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