Whit Stillman, o del perché Lady Susan ci potrebbe interessare

Nell’inesausto ribollire di adattamenti cinematografici e televisivi delle opere di Jane Austen, era inevitabile che tornare e ritornare sui sei romanzi canonici dovesse prima o poi mostrare qualche stanchezza. Il 2016 ci porta dunque un’allegra novità sul grande schermo: Lady Susan. Non mi è ancora stato possibile vederlo, né del resto sembra essere programmata un’uscita in Italia, ma ne ho seguito il lancio, seppur con ben poca attenzione. Ormai da tempo, infatti, il cinema prende Jane Austen e ne mette in risalto un solo lato: quello romantico. Sospiri, sguardi languidi, lacrime in giardino, mani che si sfiorano, addirittura sale da ballo che si svuotano per lasciare da soli due che in quel momento dell’arco narrativo si detestano — ecco, tutto questo non manca mai. Mancano invece i secchi d’acido che Jane Austen rovescia senza pietà in testa ai suoi personaggi, mancano le battute al fulmicotone, manca quello che almeno dentro il perimetro di questo blog è considerato l’angolo più vivace, fertile e ricco di genio della produzione austeniana: il gusto per la commedia; e così è stato facile perdere interesse per gli adattamenti.

Lady Susan (2016)

Lady Susan (2016)

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un’intervista a Whit Stillman, il regista di Lady Susan, e forse non l’avrei nemmeno aperta se non fosse stato per il titolo: “Jane Austen est une anti-romantique passionnée!”. Ci vuole del coraggio per osare una simile affermazione dopo le camicie bagnate (di cui pure qui si fonderebbe un fan club), le mani che si sfiorano e le dichiarazioni in lacrime: significa sfidare un canone che si sta consolidando e per quanto mi riguarda significa aver compreso Jane Austen come meglio non si potrebbe. Ecco il passaggio più felice dell’intervista (che merita comunque la lettura per intero):

N’y a-t-il pas un malentendu au sujet de Jane Austen, qui passe encore parfois pour une auteure sucrée et romantique ?
Tout à fait. Quand je vois ces sites de fans qui comparent Jane Austen à Georgette Heyer et Barbara Cartland, je m’étrangle. Je pense que beaucoup d’adaptations de ses livres, à la télévision comme au cinéma, ont alimenté cette réputation d’auteure romantique. Jane Austen est une anti-romantique passionnée ! S’il y a une chose qu’elle détestait, c’est bien le romantisme. Elle a d’ailleurs caricaturé le mouvement dans Sanditon [son dernier roman inachevé NDRL] à travers un personnage particulièrement idiot. Le comique traverse toute son œuvre, mais certains titres le sont moins que d’autres qui laissent place à des intrigues sentimentales. La plupart des adaptations maximisent la romance et minimisent la comédie. Dans Lady Susan, la proportion s’inverse et c’est un régal.

In cinque righe possiamo trovare almeno quattro concetti fondamentali:

  • Il cosiddetto Regency novel epitomizzato da Georgette Heyer e Barbara Cartland non ha nulla a che vedere con Jane Austen, di cui può essere considerato al massimo una caricatura: ne riprende l’ambientazione, prova a scimmiottarne i dialoghi e le situazioni, ma gli manca profondità ed è forse, aggiungo io, più simile ai lavori di Fanny Burney (di cui si è parlato qui);
  • Jane Austen non ha mai amato essere melensa: nei momenti cruciali in cui l’amore trionfa, quelli che nei film si risolvono in albe che esplodono o in pianti torrenziali, spesso taglia corto quando addirittura non mette tutto in ellissi (L’esempio più lampante è nell’ultimo capitolo di Mansfield ParkI purposely abstain from dates on this occasion, that every one may be at liberty to fix their own, aware that the cure of unconquerable passions, and the transfer of unchanging attachments, must vary much as to time in different people. I only entreat everybody to believe that exactly at the time when it was quite natural that it should be so, and not a week earlier, Edmund did cease to care about Miss Crawford, and became as anxious to marry Fanny as Fanny herself could desire. Arrivederci e grazie);
  • Ciò che davvero scorre potente nel corpus austeniano è le comique;
  • La maggior parte degli adattamenti recenti esalta il romance a discapito della commedia.

Ebbene, in Lady Susan Whit Stillman si propone di rovesciare la proporzione e di sospingere alla ribalta la vena comica del romanzo lasciando da parte gli aspetti romantici. Se è vero che l’opera che ha scelto di adattare facilita e quasi richiama una lettura del genere, è altrettanto vero che qualunque romanzo di Jane Austen ha materiale comico sufficiente da permettere un adattamento meno appiattito sui palpiti dello spettatore.

Non è dato sapere se nel film cotante lodevoli intenzioni saranno espresse così bene come in quest’intervista, ma se queste sono le premesse la curiosità di vedere Lady Susan non può che riaccendersi di colpo.

Jane Austen e l’esercito degli «amici segreti»

For the truth is that every true admirer of the novels cherishes the happy thought that he alone – reading between the lines – has become the secret friend of their author.

(Katherine Mansfield, recensione di Personal aspects of Jane Austen di Mary Austen-Leigh)

Leggere libri su Jane Austen è illuminante non solo per la quantità di considerazioni e punti di vista nuovi in cui ci si imbatte, ma anche perché molti di essi contengono citazioni altrui, dove l’altrui in questione ha di solito un certo peso (rimangono leggendarie, per motivi diversi, le acute riflessioni di Virginia Woolf e le invettive variopinte di Mark Twain). Gli scrittori che parlano di altri scrittori sono sempre una lettura stimolante per un motivo assai banale: la posizione da cui osservano è la più vicina e privilegiata. Lo scrittore che sappia il fatto suo conosce le difficoltà di imbastire un romanzo, ha un occhio più attento ai simbolismi, un orecchio più pronto a cogliere ritmi e musiche: quando uno scrittore ne recensisce un altro lo fa insomma da dietro le quinte, e quindi è bene drizzare le antenne.

Katherine Mansfield

Katherine Mansfield (1888-1923)

Non saprei dire come e quanto Katherine Mansfield, nella sua vita, si sia occupata di Jane Austen. Tuttavia, buttando giù un commento su un libro che parla di lei, ha tirato fuori dal cilindro il cuore pulsante del janeitismo mondiale: la segreta convinzione, nutrita dopo circa dieci pagine da chiunque si immerga in una delle sue storie, di intendersela alla perfezione con l’autrice. Leggere Jane Austen significa spesso sedersi accanto a lei, o credere di farlo, e commentare insieme, a bassa voce, quello che viene messo in scena nei suoi romanzi: lei punta il dito sulla stupidità di Mrs. Bennet, e giù a ridere; mostra un dialogo tra i gretti coniugi Dashwood, e le sopracciglia s’inarcano; espone la povera Fanny Price a ogni sorta di umiliazione, imbarazzo e mancanza di riguardo, e noi a dolerci (forse). Sembra proprio che ci sia un’armonia perfetta tra chi scrive e chi legge, e non può che essere quella speciale armonia carbonara che si crea tra due persone che sparlano di una terza. Per questo le parole di Katherine Mansfield calzano proprio a pennello: il lettore di Jane Austen, stregato dal wit sottile e spietato che non risparmia nessuno dei personaggi (nemmeno le eroine, anzi), riceve immediatamente l’impressione di venire a conoscenza di qualche segreto inaccessibile a tutti fuorché a lui, e questo lo spinge a solidarizzare con entusiasmo e, sempre più gratificato, a leggere e a rileggere sino a ritrovarsi immerso in un’adorazione che sembra quasi fuori luogo per una scrittrice.

È un meccanismo che lascia piuttosto perplessi — e non tanto per l’ardore dimostrato dall’esercito dei Janeites (chi sono io per discuterlo? Nessuno, appunto), quanto perché Jane Austen è probabilmente una delle autrici più caleidoscopiche, sfuggenti e quindi inaffidabili che esistano. Non ha scritto una sola parola, specialmente nei romanzi della maturità, di cui ci si possa fidare. Ogni frase è rivestita di un’ambiguità tale che sarebbe possibile caricarla di dieci, cento, mille significati non già diversi ma addirittura contrastanti (che è poi quello che succede nel dibattito accademico), per cui la sicurezza con cui noi lettori ci schieriamo contro alcuni personaggi in favore di altri, o la univocità con cui interpretiamo gli episodi chiave, hanno quasi il sapore della leggerezza. Viene da pensare che se Jane Austen potesse commentare la ricezione della sua opera presso il pubblico del terzo millennio ne riderebbe — e non credo che lo farebbe con benevolenza.

Ora che ci penso, qualcuno ha scritto che il lettore medio di Jane Austen è esattamente il tipo di persona che a lei non piacerebbe (e che, possiamo immaginare noi, ridurrebbe a macchietta in uno dei suoi romanzi). Sarà vero?