Aggregatore #13 [7-13 luglio]

The fatal mistake

Questa settimana il blog di Sarah Emsley si concentra su uno dei capitoli più belli di Mansfield Park: Henry e Maria davanti al cancello chiuso, lui che la tenta, lei che cade. Una prefigurazione perfetta degli eventi futuri. Lo indoviniamo senza sforzo perché dopo Jane Austen ma prima di noi è passato Freud, ma la scena sarebbe emblematica e prolettica anche se non conoscessimo la psicanalisi. Infatti, è Maria stessa a suggerire una doppia interpretazione delle belle parole di Henry, e si dimostra la meno smaliziata dei due quando gli domanda se stia parlando in senso letterale o figurato. Lui, significativamente, non risponde e la lascia continuare a chiacchierare. Possiamo però immaginare il suo sguardo.

Was it jealousy? Charlotte Bronte’s comments about Jane Austen 

Ecco una delle faide letterarie su cui si è scritto di più: l’esercito delle Brontë contro la sola Jane Austen, ormai morta da un pezzo e non più in grado di replicare. Quello che le sorelle della brughiera deplorano nella signora del nostro cuore è una presunta mancanza di passione: la sua scrittura, dicono, è un giardino ben curato e recintato, ma non c’è modo di sentire il vento tra i capelli. In questo post si fa saggiamente notare la differenza tra la situazione di Jane Austen, precaria e sempre nascosta, e le tre Brontë, che invece scrivevano liberamente e si incoraggiavano a vicenda. Quanto a noi, l’idea che la passione, per essere vera, debba essere urlata ci convince così poco che ci facciamo prestare le parole da un ospite d’eccezione per esprimere il nostro dissenso.

Quant à Emma, elle ne s’interrogea point pour savoir si elle l’aimait. L’amour, croyait-elle, devait arriver tout à coup, avec de grands éclats et des fulgurations, — ouragan des cieux qui tombe sur la vie, la bouleverse, arrache les volontés comme des feuilles et emporte à l’abîme le coeur entier. Elle ne savait pas que, sur la terrasse des maisons, la pluie fait des lacs quand les gouttières sont bouchées, et elle fût ainsi demeurée en sa sécurité, lorsqu’elle découvrit subitement une lézarde dans le mur.

(Gustave Flaubert, Madame Bovary)

Che cosa accadde a Bath? Ovvero: perché il cuore di Austenland non è Bath

Il titolo parla da sé. Il sentire comune lega a doppio filo Jane Austen e Bath, come se fosse la città in cui ha vissuto più a lungo, creato le sue opere migliori o sperimentato la felicità più perfetta. Invece, è piuttosto vero il contrario: Jane Austen arriva a Bath dopo aver lasciato la sua adorata casa di Steventon, cambia molti indirizzi, affronta la morte di suo padre, rifiuta una proposta di matrimonio… e non scrive una riga. Ci vorrà l’aria corroborante di Chawton perché si rimetta in moto.

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Bath

New Jane Austen waxwork uses forensic science to model ‘the real Jane’

Che dire? Ci provano spesso a ricostruire il vero volto di Jane Austen, ma a meno che non spuntino fuori ritratti fino a oggi sconosciuti temo che dovremo farci bastare lo schizzo di Cassandra.

Aggregatore #9 [9-15 giugno]

Jane Austen e l’onomastica

Se vi è piaciuto sentir parlare di Jane Austen and names di Maggie Lane, ecco l’integrazione perfetta: si parla ancora della predilezione di Jane Austen per alcuni nomi e del suo autentico piacere nel battezzare personaggi ma anche di indovinare il nome di qualcuno osservandone il carattere.

Discussion of Jane Austen’s “Sense and Sensibility”

Prima o poi sarà proprio il caso di parlare di questo romanzo come si deve e di cercare di stabilire se ci siano un happy ending, una vincitrice morale, una qualsivoglia soddisfazione per chi scrive e per chi legge. Questo post si pone proprio questo genere di domande, e infine conclude: ‘I’m not sure Miss Austen wanted us to feel like Elinor won the grand prize in the end for all of her sense‘. Che è un po’ il destino delle eroine austeniane che non sbagliano mai, cioè Elinor e Fanny (attenzione ad Anne: un errore lo commette, ma è collocato a debita distanza, prima che il romanzo inizi): alla fine sposano dei tizi un po’ noiosi, che non hanno lottato granché per averle ma ai quali piuttosto sono cadute nel grembo. Niente a che vedere con quello che devono patire Mr. Darcy o Mr. Knightley per assicurarsi la mano delle loro amate.

Anything but Sense or Sensibility in Austen’s Sense and Sensibility

Finito con Ragione e Sentimento? Nient’affatto. Anche qui le stesse perplessità: ma chi diavolo è l’eroina di questa storia? Per rispondere a questa domanda, è utile un po’ di familiarità con quella letteratura che mirava a educare intrattenendo e lo faceva presentando due giovani donne di carattere molto differente (spesso, come in Ragione e sentimento, una piuttosto impetuosa e l’altra più razionale), in modo che il contrasto illuminasse le lettrici sulla giusta condotta da tenere. Conoscere due o tre di quei romanzi ci mostra il procedere molto più ambiguo di Jane Austen, che ci lascia tutti tristi per l’epilogo della vicenda di Marianne e non abbastanza innamorati di Elinor per gioire del suo matrimonio. Se fosse rimasta nel solco, Elinor sarebbe splendente e sposerebbe un eroe come si deve, mentre Marianne sarebbe molto più antipatica e punita in modo ben peggiore. Secondo l’autrice di questo post, la difficoltà di distinguere l’eroina deriva dal fatto che ci viene fornito solo il punto di vista di Elinor quando è Marianne ad avere la vicenda amorosa più interessante, ma io credo che per quanto ficcante sia quest’osservazione l’eroina sia senza dubbio Elinor (per la tradizione di eroine simili a lei, perché le sue qualità sono presentate come migliori e anche perché il punto di vista è il suo), e che il punto sia piuttosto: perché più che con l’eroina Jane Austen ci spinge a solidarizzare con l’antieroina?

Scattering Seeds of Kindness

Non nascondo di essere deliziata dalla serie di post che questo blog sta dedicando al bicentenario di Mansfield Park. Questo mi piace particolarmente perché prende le difese di Mary Crawford, la prima persona che dà importanza a Fanny e la getta quindi nel vivo dell’interazione con gli altri personaggi (la getta, cioè, nel vivo del romanzo).

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Mary Crawford

In Search of a Good Hand

Ho trovato un bel blog che si occupa di un tema scottante: l’educazione delle signorine all’epoca di Jane Austen. Per il momento ci sono pochi post ma sono tutti ben fatti e di grande interesse. Quest’oggi si occupa di calligrafia.

Revealed: Jane Austen’s country life

Nello scorso aggregatore abbiamo segnalato questa novità editoriale. Per chi fosse interessato all’acquisto e alla lettura, ma non abbastanza da aver compiuto il grande passo, ecco una bella intervista all’autrice.

Professor Marilyn Butler – obituary

Una cattiva notizia di cui non ero a conoscenza: qualche mese fa è morta Marilyn Butler, autrice del più che fondamentale Jane Austen and the war of ideas. Il Telegraph, forse un po’ in ritardo, la ricorda e menziona anche il saggio su Jane Austen:

In her most celebrated book Jane Austen and the War of Ideas (1975), she argued that Austen’s novels are not apolitical studies of young women’s inner lives, but highly political, subtly reflecting in their dialogue and repeated themes the ideological battles of the early 19th century. This, which proved as accessible and lively to general readers as to academics, established her reputation.

Aggregatore #8 [2-8 giugno]

Pride and Prejudice 2005 – Movie Discussion

Questo è un commento molto interessante sull’ultimo film tratto da Orgoglio e pregiudizio: le scene più famose (il ballo in solitaria di Elizabeth e Mr. Darcy, Elizabeth allo specchio) vengono commentate con particolare attenzione ai movimenti di camera, alle inquadrature e alle scelte stilistiche del regista. Ho sempre pensato che Orgoglio e pregiudizio 2005 fosse un film molto infedele e molto mal recitato e ho pensato anche che i due protagonisti fossero stati barbaramente snaturati per meglio corrispondere a uno degli schemi cari alla rom-com, ma ora ho in animo di riguardarlo senza… pregiudizi.

Rediscovering Jane: A Comparison

Se si devono cercare le opere a cui Jane Austen si è ispirata, saltano alla mente soprattutto due o tre nomi: Edgeworth, West e Burney. In futuro ci occuperemo di tutte queste signore (sempre che riusciamo a trovare i loro libri: la West è scomparsa dai radar), intanto vi segnalo una recensione di Camilla che mette a fuoco uno dei maggiori difetti della Burney: la sua eccessiva verbosità. I suoi personaggi ciarlano senza sosta e lei non si preoccupa mai di inserire un discorso indiretto, un riassunto, qualcosa che acceleri il ritmo della scena. L’autrice di questo post se ne accorge e se ne infastidisce, elogiando invece la capacità di Jane Austen di tagliare e ricucire quando serve e anche quando uno non se lo aspetterebbe: per esempio, è sempre piuttosto frettolosa nelle dichiarazioni d’amore. Di Emma sappiamo che risponde all’ardore di Mr. Knightley dicendo quello ‘[j]ust what she ought, of course. A lady always does’ (Emma, cap. 49). Elizabeth è tanto eloquente e coraggiosa in occasione della prima proposta di Mr. Darcy quanto imbarazzata e confusa quando si tratta di dire sì: nel primo caso il dialogo tra i due viene dispiegato parola per parola, nel secondo la faccenda viene risolta con un vago discorso indiretto e i due protagonisti tornano a parlare in prima persona solo per mettere a nudo e confrontare i propri difetti e i propri errori. Se Jane Austen operi in questo modo con malizia è impossibile stabilirlo: sta di fatto che ottiene l’ottimo effetto di suggerire senza dire chiaramente e queste allusioni sono solo piccole spinte per il lettore che può immaginarsi i momenti topici dei romanzi in mille modi diversi, e magari identificarsi di più.

Mary Crawford and the Mansfield “cure”

Sempre sul blog di Sarah Emsley, che vi consiglio nuovamente di seguire, Katie Davis riflette sulla promessa di Mrs. Grant ai giovani Crawford: ‘Mansfield shall cure you both – and without any taking in. Stay with us and we will cure you‘ (Mansfield Park, cap. 5). I due, lo sappiamo, non hanno la benché minima intenzione di essere curati da alcunché. Nondimeno, ci vanno parecchio vicini, e quando la loro strada si separerà da quella dei Bertram tutto indica che ci metteranno un bel po’ a recuperare la loro spensieratezza. Se mai la recupereranno.

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Vi sembrano due che hanno bisogno di cure?

Novità: Jane Austen’s country life di Deirdre Le Faye (ed. Frances Lincoln)

Nuova uscita editoriale in arrivo, e di grande interesse (specialmente, sembra, per chi si diletta nell’esplorare la biografia di Jane Austen). La signora Le Faye, nome ben noto a chi bazzica gli Austen studies, torna in libreria per raccontarci il contesto rurale in cui Jane Austen è vissuta e che ha scelto come setting per i suoi romanzi. Ce ne parla il JASIT, sempre in prima linea quando c’è da diffondere questo genere di notizie succulente.

Aggregatore #4 [5-11 maggio]

Mr Darcy ‘wet shirt’ statue to take pride of place in Australia

Ebbene sì, Mr. Darcy vola nella terra dei canguri. La statua di Fitzwilliam scamiciato, che era apparsa qualche mese fa in un laghetto di Hyde Park, sarà uno dei pezzi di punta della mostra “Love, Desire and Riches”, curata dal National Trust of Australia.

Clarity and Complexity: Mansfield Park Begins

Il blog di Sarah Emsley festeggia il bicentenario di Mansfield Park con una serie di guest post molto succosi. Nel primo, che è stato pubblicato proprio il 9 maggio, Lyn Bennett ci introduce nel romanzo mettendone a confronto l’incipit con quello assai più famoso di Orgoglio e pregiudizio. Se è assai desiderabile che un uomo in possesso di una vasta fortuna si metta a cercar moglie al più presto, l’amara realtà è che ‘there certainly are not so many men of large fortune in the world as there are pretty women to deserve them‘ (Mansfield Park, cap. 1) — realtà, aggiungo io, resa più drammatica dal fatto che ‘single women have a dreadful propensity for being poor‘ (lettera del 13 marzo 1816).

Co-appearance of Characters in Jane Austen’s Persuasion

Di questi tempi esiste un’infografica su tutto. Vuoi non fare un’infografica sui personaggi di Persuasione?

Claire Tomalin: Jane Austen – A Life (1997)

Ho trovato un bel commento a una delle più famose biografie di Jane Austen in circolazione. Non racconta nulla che non sappiamo già, ma è scritto molto graziosamente e soprattutto include una citazione della Tomalin che mi ha colpito come un fulmine: ‘She is as elusive as a cloud in the night sky‘. Esistono parole migliori per definire Jane Austen e la sua scrittura? Non me ne viene in mente nessuna.

8 Jane Austen Products You Probably Never Knew Existed

Scivoliamo nel delirio: voi ce li avete i cerotti di Jane Austen? E i tatuaggi lavabili? E le formine per i biscotti? Ebbene, tutte queste cose esistono.

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Posso offrirvi un tè con biscotti?